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migranti sirianidi Giorgio Vittadini - su www.ilsussidiario.net

Oggi più che mai dopo la decisione di Berlino di aprire le frontiere, ci si chiede cosa accadrà di tutta quella fiumana di gente in fuga e cosa cambierà nelle società europee che la accoglieranno.

Ogni vita umana va salvata: il suo valore inviolabile, su cui si fonda la civiltà occidentale, sembra in questi giorni prevalere. E, come ha detto papa Francesco, dovrà significare non solo tollerare ma anche accogliere.

 

Il che implicherà aiutare tante persone a inserirsi, trovare una casa, luoghi di educazione per i figli, un lavoro certo e dignitoso. Questo vale per tutti ma soprattutto per l'ultima ondata di profughi siriani, nigeriani, somali vittime di guerre non da loro volute, provocate dai fondamentalismi ma esplose anche per gravissimi errori e connivenze dei Paesi occidentali. 

Due giorni fa, nel suo discorso sullo stato dell'Unione davanti al Parlamento di Strasburgo, il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker ha affrontato con decisione la questione: "Non dimentichiamoci che il nostro è un continente vecchio colpito da un declino demografico. Avremo bisogno di talenti. Bisogna affrontare le migrazioni in un altro modo: non più come un problema da eliminare, ma una risorsa da gestire in modo efficace". Accogliere conviene? Si può fare e in che modo?

Diversi economisti in questi giorni hanno detto che le migliaia di profughi che si stanno riversando in Europa saranno la risposta agli annosi e gravi problemi economici dei paesi occidentali, come quello del sistema pensionistico. Come ha riportato Bloomberg View, l'Europa avrebbe bisogno di 42 milioni di nuovi europei entro il 2020 e di oltre 250 milioni in più nel 2060 per tenere in piedi il sistema pensionistico del continente. Secondo un rapporto recente dell'Unione europea oggi ci sono quattro persone in età lavorativa per ogni pensionato; nel 2050 saranno ridotte a due. In una sua intervista a ilsussidiario.net, il professor Gian Carlo Blangiardo ha stimato in 14 milioni il numero degli immigrati che sarebbe necessario al nostro Paese per evitare che la popolazione diminuisca. In Italia nel 2050 ci saranno 20 milioni di pensionati sostenuti dai contributi di meno di 38 milioni di persone. Il problema si ripercuote gravemente sui conti dello Stato: se il rapporto fra il numero dei pensionati e le persone in età lavorativa continua a crescere il Paese rischia di saltare. C'è dunque bisogno di giovani come sono in maggioranza gli immigrati.

E c'è di più: il problema non è solo quantitativo, ma riguarda anche il livello delle competenze. La Germania pensa di utilizzare gli immigrati non solo per fare i lavori più umili ma valorizzando le qualifiche di molti di loro, di inserirli come quadri, dirigenti, imprenditori.

Del resto è quello che fanno già altri Paesi europei e nordamericani anche con emigrati occidentali e italiani: offrire loro un lavoro qualificato e corrispondente a preparazione e abilità.

Oggi più che mai dopo la decisione di Berlino di aprire le frontiere, ci si chiede cosa accadrà di tutta quella fiumana di gente in fuga e cosa cambierà nelle società europee che la accoglieranno.

Ogni vita umana va salvata: il suo valore inviolabile, su cui si fonda la civiltà occidentale, sembra in questi giorni prevalere. E, come ha detto papa Francesco, dovrà significare non solo tollerare ma anche accogliere. Il che implicherà aiutare tante persone a inserirsi, trovare una casa, luoghi di educazione per i figli, un lavoro certo e dignitoso. Questo vale per tutti ma soprattutto per l'ultima ondata di profughi siriani, nigeriani, somali vittime di guerre non da loro volute, provocate dai fondamentalismi ma esplose anche per gravissimi errori e connivenze dei Paesi occidentali.

Due giorni fa, nel suo discorso sullo stato dell'Unione davanti al Parlamento di Strasburgo, il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker ha affrontato con decisione la questione: "Non dimentichiamoci che il nostro è un continente vecchio colpito da un declino demografico. Avremo bisogno di talenti. Bisogna affrontare le migrazioni in un altro modo: non più come un problema da eliminare, ma una risorsa da gestire in modo efficace". Accogliere conviene? Si può fare e in che modo?

Diversi economisti in questi giorni hanno detto che le migliaia di profughi che si stanno riversando in Europa saranno la risposta agli annosi e gravi problemi economici dei paesi occidentali, come quello del sistema pensionistico. Come ha riportato Bloomberg View, l'Europa avrebbe bisogno di 42 milioni di nuovi europei entro il 2020 e di oltre 250 milioni in più nel 2060 per tenere in piedi il sistema pensionistico del continente. Secondo un rapporto recente dell'Unione europea oggi ci sono quattro persone in età lavorativa per ogni pensionato; nel 2050 saranno ridotte a due. In una sua intervista a ilsussidiario.net, il professor Gian Carlo Blangiardo ha stimato in 14 milioni il numero degli immigrati che sarebbe necessario al nostro Paese per evitare che la popolazione diminuisca. In Italia nel 2050 ci saranno 20 milioni di pensionati sostenuti dai contributi di meno di 38 milioni di persone. Il problema si ripercuote gravemente sui conti dello Stato: se il rapporto fra il numero dei pensionati e le persone in età lavorativa continua a crescere il Paese rischia di saltare. C'è dunque bisogno di giovani come sono in maggioranza gli immigrati.

E c'è di più: il problema non è solo quantitativo, ma riguarda anche il livello delle competenze. La Germania pensa di utilizzare gli immigrati non solo per fare i lavori più umili ma valorizzando le qualifiche di molti di loro, di inserirli come quadri, dirigenti, imprenditori.

Del resto è quello che fanno già altri Paesi europei e nordamericani anche con emigrati occidentali e italiani: offrire loro un lavoro qualificato e corrispondente a preparazione e abilità.

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