Gli Amanti del Sole

Your accomodation in Calabria

paola severinodi Piero Sansonetti (da ilGarantista)

E  così, la legge Severino è finita sbrindellata da una serie di sentenze che ne hanno bloccato l’applicazione. Prima del Tar, poi della Cassazione, ora del tribunale di Napoli. Si aspetta la Corte Costituzionale, ma a questo punto è molto probabile che sia dichiarata incostituzionale e perda la sua efficacia. Quali potranno essere gli effetti di una decisione di questo genere?

Il primo effetto sarà la conferma di Vincenzo De Luca (dopo quella di De Magistris) alla carica alla quale è stato legittimamente designato dall’elettorato (governatore della Campania). E questo è un fatto positivo (al di là del giudizio che si vuole dare su De Luca) perché si evita l’umiliazione dell’elettorato al quale la legge Severino negava sovranità e libertà di scelta. Poi ci potrebbe essere un secondo effetto, abbastanza clamoroso.

 

Se cadesse la legge-Severino, Berlusconi potrebbe chiedere l’annullamento della decisione presa dal Senato di escluderlo dalla carica di Parlamentare esattamente sulla base di quella legge che rischia di sparire. Se la Corte Costituzionale dovesse dichiarare incostituzionale la legge-Severino, è chiaro che sarebbe incostituzionale anche la ”cacciata” del cavaliere dal Senato, e Berlusconi potrebbe chiedere di essere reintegrato.

Infine c’è il caso Scopelliti, che è il più complesso. Giuseppe Scopelliti lasciò la carica di governatore della Calabria perché condannato in primo grado per abuso di ufficio e dunque – sulla base della Severino – privo dei requisiti per essere eletto e governare. Le dimissioni di Scopelliti provocarono lo scioglimento del consiglio regionale, nuove elezioni, la vittoria nettissima del centrosinistra – e dunque il ribaltamento del risultato elettorale precedente – e l’elezione di Mario Oliverio alla carica di governatore. Ma se oggi scopriamo che la rimozione di Scopelliti era illegale, che avrebbe potuto restare al suo posto, cosa facciamo?

Non si può far nulla, perché ormai la legislatura nella quale Scopelliti era presidente è chiusa. E’ chiaro che quella legge, oggi messa in discussione dagli stesi tribunali, ha danneggiato in modo rilevante Giuseppe Scopelliti e ha modificato – al di fuori delle regole della democrazia politica – l’assetto del potere in Calabria. Diciamo così che i danni sono irreversibili e immodificabili.

Discorso analogo può farsi per quel che riguarda Berlusconi e la sua estromissione dal Senato. La scomparsa del cavaliere per circa un anno dalla vita pubblica – determinato in parte dalla sentenza sul caso Fininvest e in parte dalla legge Severino – certamente ha avuto una influenza molto forte sulle relazioni tra le forze politiche e sui rapporti di forza tra governo e opposizione. E ha portato a un cambiamento molto consistente delle condizioni di equilibrio che erano state prodotte dal risultato elettorale. Anche qui non c’è nessuna possibilità di riparare. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato. «Forza Italia» può gridare alla persecuzione e all’ingiustizia, ma non può essere risarcita.

Piuttosto forse è il caso, da parte delle forze politiche e della stessa magistratura, di tentare una riflessione seria sulla necessità di attenuare il peso delle decisioni della magistratura sulla vita politica, che è stato aumentato moltissimo, negli ultimi anni, da leggi scombiccherate approvate sulla spinta dei giornali e dell’opinione pubblica. La legge-Severino è al culmine della piramide, ma c’è un a miriade di altri provvedimenti – contenuti nelle varie norme anticorruzione – che producono effetti paradossali e sempre, comunque, limitanti dei diritti degli elettori a scegliere liberamente.

Possibile che non si possa fare nulla per evitare questa situazione che rende sempre più ridotti i margini della democrazia reale?

Naturalmente è giusto salutare con un respiro di sollievo per la vittoria di De Magistris e la probabile vittoria di De Luca ( i quali, tra l’altro, sono personaggi politici lontanissimi l’uno dall’altro ed entrambi sono discutibilissimi…); però forse si dovrebbe fare qualcosa di più e tornare ad affermare il principio dell’autonomia della politica, e cioè un principio che dal 1992 ad oggi è stato bistrattato, offeso e vilipeso più o meno da tutti. Soprattutto dalla alleanza di ferro tra Grande informazione e partito dei Pm.

Sarebbe bello se si potesse indire un ”Politica-Pride”, un giorno dell’orgoglio, che serva ad affermare l’idea che la libertà e l’autonomia della politica – e cioè della stessa democrazia – sono beni decisamente superiori non solo al ”perbenismo” e al ”manettarismo”, ma alla stessa lotta alla corruzione. La lotta alla corruzione va combattuta con determinazione, ma non può diventare un bene superiore e supremo, una »sacra emergenza» alla quale si sacrifica la democrazia. E’ un bene, come è un bene la legalità, ma sono beni comunque subordinati al bene assoluto rappresentato dalla democrazia, che richiede – come condizioni indispensabili per esistere – libertà della politica e rifiuto della sottomissione della politica alla magistratura e alle sue pulsioni.

Sarebbe fantastico, una volta, vedere leader politici e popolo (non di destra o di sinistra, ma tutti, dalla Meloni a Civati e Vendola) sfilare in corteo per dire che alla democrazia non si rinuncia. E quindi non si rinuncia all’indipendenza della politica. E quindi non si rinuncia alla Costituzione e allo Stato di diritto.

La caduta della legge-Severino, e una ragionevole richiesta di reintrodurre l’immunità parlamentare, potrebbero essere l’occasione. Saprà la politica cogliere questa occasione? Temo di no. Ci vorrebbe parecchio coraggio e, al momento, i nostri politici mi sembrano più don Abbondi che leoni.

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