Gli Amanti del Sole

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di Paolo Maninchedda

Forse sì, è nato un leader eterodosso in Italia. Si chiama De Luca, Vincenzo De Luca, da Salerno, dal socialismo riformista e autonomista, dal Sud, dal buon senso.

Un uomo di 71 anni che non ha nulla della durezza occulta di Napolitano né della distaccata e sovrana freddezza di Mattarella, i due vecchi d’Italia, ma che non farebbe mai le corna scaramantiche alla folla osannante come fece Leone. Non si registrano, infatti, sue interpretazioni del pressapochismo, del lassismo, del gigionismo e dell’astutismo che la vulgata attribuisce all’italiano del Sud. De Luca è efficiente, geometrico, attento alla realtà, retorico per l’ironia, ma pragmatico per i servizi e i lavori pubblici. Per questo è popolare: è un inedito connubio di coscienza e azione non partorito dalla riflessione accademica, dall’eruditismo partenopeo o dalla furbizia irpina, ma da una normale militanza sindacale e amministrativa. De Luca è una ‘cosa’ viva. E colta.

Che sia un leader insidioso per l’Italia ribollente tra autoritarismo e lassismo se n’è avuta conferma negli ultimi giorni, quando Il Fatto Quotidiano lo ha subito e nuovamente individuato come bersaglio.
Il motivo è semplice: De Luca è un vaccinato immunizzato due volte.
È stato già perseguitato dalla magistratura, ha combattuto e vinto.
È stato già banalizzato, dileggiato e ridicolizzato e ha battuto tutti i detrattori per superiorità retorica e di intelletto, grazie anche all’aiuto del suo avversario/alleato Crozza.
Oggi è certamente più popolare del sindaco di Napoli perché lo ha sconfitto sul terreno del governo della realtà, la quale non è interpretabile col l’equazione politica=corruzione che ancora viene insegnata nell’abaco di gran parte delle procure italiane. Non si erogano servizi, non si puliscono le strade, non si fanno buone scuole solo con le manette; servono anche queste quando vengono messe ai veri colpevoli, ma non bastano. Occorrono uno sguardo attento alla realtà, capacità di interpretazione, perizia di consenso e di governo, disciplina amministrativa, cultura politica e pratica popolare, tutte cose che non si imparano col concorso in magistratura o con le inchieste a sospetto decorso decennale plurimo.
Tuttavia, se De Luca rimane “solo” il Presidente della Campania, la sua digestione avverrà in tempi rapidissimi. Il PD ne sarà l’enzima, la crisi economica in atto lo stomaco.

Egli sembra saperlo e negli ultimi giorni ha alzato il tiro col Governo italiano, ponendo una questione politica di grande rilievo: la revoca del modello cavouriano del ‘Nord motrice’ e del ‘Sud vagone’, coi suoi corollari del fisco uguale da Aosta a Pantelleria, del sistema dei trasporti più continentale che mediterraneo, dell’incentivazione all’emigrazione dei cervelli verso gli atenei del Nord, della politica estera in stato confusionale che sta affidando alla Turchia, nuovamente e dopo secoli, il ruolo di potenza mediterranea egemone. Tutto questo sembra stare dietro le durissime parole sullo squilibrio Nord-Sud pronunciate durante l’intervista con la Annunziata.

Se De Luca assocerà alla sua capacità di governo la proposta di una visione sussidiaria, liberal-socialsita, federalista, euromediterranea dell’Italia; se riuscirà a mettere all’ordine del giorno la diversità di nazioni particolari e distinte che sta sotto l’uniformismo retorico del nazionalismo italiano (che Gobetti giudicò la vera culla del fascismo); se riuscirà a far capire che rispettare le diversità non significa separatismo o disfattismo, ma semplicemente realismo e solidarietà, e che questo comporta rivedere la struttura istituzionale, fiscale e partecipativa dello Stato, allora potrà diventare il leader del partito federalista e riformista italiano che tanti attendono e che il Pd (il partito di De Luca) non è, per suo difetto, per l’antico malanno della sinistra italiana: il centralismo, il burocratismo, il controllismo, il manettismo. Se su questi temi De Luca chiamerà a raccolta molti spiriti liberi che vivono nei confini della Repubblica italiana (qualcuno, suo malgrado) la risposta potrebbe essere alta e piacevolmente, pacificamente e legalmente rivoluzionaria.

Paolo Maninchedda Viceversa, se farà solo ciò che gli altri prevedono che lui faccia, resterà una persona comunque interessante, ma solo un precursore di qualcuno e di qualcosa che cambi il corso della storia e che appare oggi tanto necessario quanto, per il momento, non tangibile.

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