Unioni civili, Referendum? Sarebbe un errore come sul divorzio

Categoria: Politica
Data pubblicazione
Scritto da Sabatino Savaglio Visite: 1548

divorzio pannellaL'ipotesi di referendum abrogativo su parti della Legge Cirinnà, ormai prossima all'approvazione, sarebbe, dopo oltre quaranta anni,  un altro errore per quel che resta della presenza (che ama definirsi) cattolica in politica come quello del referendum sul divorzio nel 1974.

L'ipotesi è stata sollecitata oggi dal ministro dell'Interno, Angelino Alfano. "Un referendum abrogativo nel caso passasse la legge Cirinnà? L'ho messo in conto", ha detto il leader di Ap in Senato in un'intervista al Tg Zero di Radio Capital.  "Penso che a fronte di una così difficile decisione parlamentare, se davvero la legge fosse percepita come un punto di eccesso, in una direzione o nell'altra, potrebbe essere una scelta razionale affidarsi al popolo. Ma è un fatto di domani: per l'oggi c'è una partita parlamentare che può condurre a una direzione di buon senso, che non prevede l'equiparazione al matrimonio e l'apertura alle adozioni".

 

Il referendum del 1974 per l'abrogazione della legge Fortuna-Baslini approvata il 1° dicembre del 1970 segnò la prima grande sconfitta del cattolicesimo democratico e popolare in politica e del ruolo certo contraddittorio ma senza dubbio di equilibrio e pacificazione positiva che la Democrazia Cristiana aveva avuto nei primi decenni successivi al dopoguerra nel nostro Paese.

Certo oggi le conseguenze sarebbero diverse: il ruolo dei cattolici nella politica e nella cultura italiana è marginale, spesso autoreferenziale e di pura etichetta, sia pure con singole limitate eccezioni. Non a caso l'opinione di molti vescovi e di larghi strati del laicato cattolico è contraria anche alla manifestazione del Family Day in programma nel prossimo week-end. 

amintore fanfaniandreotti jotti cossigaIl referendum del 1974 fu voluto fortemente dai vescovi, probabilmente non capaci di rendersi conto della realtà sociale, e da Amintore Fanfani, all'epoca segretario della Dc che voleva sfruttarne il ritorno politico in caso di vittoria. Erano invece fortemente contrari Aldo Moro, probabilmente influenzato in modo riservato dallo stresso Papa Montini e Giulio Andreotti. Andreotti era orientato a consentire il divorzio ai soli matrimoni civili escludendo quelli concordatari: una soluzione forse provvisoria, che sarebbe potuta durare qualche decennio, ma che avrebbe favorito un maggiore senso di responsabilità nella scelta del rito da celebrare. Lo stesso Andreotti mise a punto una proposta di compromissoria insieme alla comunista Nilde Jotti.

L'esito finale è noto, con la vittoria del fronte del No, sostenuto principalmente da radicali (con la Lid - lega italiana per il divorzio) e socialisti ed in modo più timido dal Pci. Il 12 maggio 1974, con il Referendum,  gli italiani furono chiamati a decidere se abrogare la legge Fortuna-Baslini: partecipò al voto l'87,7% degli aventi diritto, votarono no il 59,3%, mentre i sì furono il 40,7%: la legge sul divorzio rimaneva in vigore. Ma furono soprattutto evidenti le conseguenze per la Dc e per la compressione del ruolo dei cattolici.

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