Gli Amanti del Sole

Your accomodation in Calabria

di Paolo Maninchedda

Forse sì, è nato un leader eterodosso in Italia. Si chiama De Luca, Vincenzo De Luca, da Salerno, dal socialismo riformista e autonomista, dal Sud, dal buon senso.

Un uomo di 71 anni che non ha nulla della durezza occulta di Napolitano né della distaccata e sovrana freddezza di Mattarella, i due vecchi d’Italia, ma che non farebbe mai le corna scaramantiche alla folla osannante come fece Leone. Non si registrano, infatti, sue interpretazioni del pressapochismo, del lassismo, del gigionismo e dell’astutismo che la vulgata attribuisce all’italiano del Sud. De Luca è efficiente, geometrico, attento alla realtà, retorico per l’ironia, ma pragmatico per i servizi e i lavori pubblici. Per questo è popolare: è un inedito connubio di coscienza e azione non partorito dalla riflessione accademica, dall’eruditismo partenopeo o dalla furbizia irpina, ma da una normale militanza sindacale e amministrativa. De Luca è una ‘cosa’ viva. E colta.

Stefano Luciano, a capo della coalizione "Nuove Prospettive" e Rocco Ruffa capolista della lista politica "Avanti Vibo" tornano ad occuparsi di Radio Radicale che tra meno di un mese rischia di chiudere i battenti.

Presentata da Giuseppe Conte la lista dei ministri. Il nuovo governo giurerà domani alle 10.00 nelle mani del presidente Mattarella

La vox media, che automaticamente diventa vox web e vox populi riguardo l’inopportunità (ma c’è chi dice peggio) del fatto che sole 70mila persone decidano se un governo debba farsi o meno descrive la piattaforma Rousseau del M5S come qualcosa di profondamente non democratico, incostituzionale, ecc.

Ma, in passato (e anche nel presente) tali decisioni passavano (e passano) al solo vaglio di ristrette segreterie o direzioni dei partiti e talvolta anche senza il parere dei rispettivi gruppi parlamentari (di nominati) che dovevano solo adeguarsi al volere dei capi. O addirittura nelle sole decisioni del capo unico e supremo: Salvini di recente, in passato Berlusconi, Fini. lo stesso Renzi e compagnia cantando.


Poi che in Italia ci sia un problema di democrazia e di rappresentanza non è una questione nuova.....

Ecco che cosa prevede la bozza del programma M5s-Pd in vista del governo Conte.

 

1) Con riferimento alla legge di bilancio per il 2020 sarà perseguita una politica economica espansiva, senza compromettere l’equilibrio di finanza pubblica, e, in particolare: neutralizzazione dell’aumento dell’IVA, sostegno alle famiglie e ai disabili, il perseguimento di politiche per l’emergenza abitativa, deburocratizzazione e semplificazione amministrativa, maggiori risorse per scuola, università, ricerca e welfare.

Ultimi ritocchi alla squadra del nuovo governo Conte. L'obiettivo per il premier incaricato resta quello di sciogliere la riserva entro la mattinata dopo aver avuto una nuova riunione con la delegazione di Leu a Palazzo Chigi.
   

Dopo le convulse trattative delle ultime settimane, alla fine i candidati alla carica di presidente della Regione Calabria saranno quattro (salvo sorprese in extremis), dopo le sofferte rinunce dell'uscente Mario Oliverio (centrosinistra) e del sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto.

I candidati presidenti sono Jole Santelli, Pippo Callipo, Francesco Aiello e Carlo Tansi, ovvero due della provincia di Cosenza (Santelli e Tansi) uno della provincia di Catanzaro (Aiello) e uno di Pizzo (VV), l'imprenditore Pippo Callipo.

 

 

 

Sistema proporzionale con premio di maggioranza, con elezione diretta del presidente a turno unico

Il complicato sistema elettorale non nasce da una legge elettorale organica e coerente ma è frutto delle diverse modifiche applicate in sede regionale all’originario Tatarellum, al netto delle bocciature della Corte Costituzionale. E’ fondamentalmente un sistema elettorale proporzionale con premio di maggioranza.

La legge elettorale è la n. 1 del 7 febbraio 2005. Il Consiglio regionale è composto da 30 seggi, oltre il seggio assegnato al presidente della Giunta regionale.

E’ eletto presidente il candidato che ottiene il maggior numero di voti (maggioranza relativa), in un turno unico e quindi senza ballottaggio.

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