In Italia ormai basta che uno dica una cosa con un po' di intelligenza o anche una cosa stupida, quando questa viene rilanciata sui media e poi rimbalzata un po' sui social, ecco che diventa convinzione collettiva.

Non vogliamo qui addentrarci se si tratti di sistemi orwelliani, di indottrinamento di massa, o simili. Di sicuro c'è la carenza del principio einaudiano del "conoscere per deliberare" poi fatto proprio e sostenuto per una vita da Marco Pannella. Molti invece parlano oggi senza conoscere.

Al di là delle discussioni di principio, torniamo all'oggi. Molti invocano l'azzeramento del debito sanitario calabrese. Se si trattasse di una cancellazione tout-court sarebbe qualcosa di grave, che andrebbe di più a colpire qualche creditore onesto anziché chi sulle spalle della sanità calabrese e sulla salute delle donne e degli uomini calabresi si è arricchito nel corso di decenni e continua ad arricchirsi.

Una norma del Decreto Calabria, emanata dal primo Governo Conte, quando per intenderci M5S e Lega governavano insieme, prevedeva già qualcosa di simile. L'idea era in fondo quella delle vecchie gestioni stralcio avviate a  metà degli anni '80 dalla riforma Bindi, quando veniva abbandonato il sistema delle vecchie USL (con annessi comitati di gestione) e si passava alla forma "aziendalizzata" delle Asl. 

Il Decreto Legge n. 35 del  30 aprile 2019, nell'articolo 5, prevedeva che il Commissario Straordinario, avvalendosi dell'Agesan  e della Guardia di Finanza, entro 90 giorni dalla sua nomina provvedesse a proporre la gestione straordinaria degli enti più disastrati, nominando un Commissario ad acta. Poi un comma pieno di speranza illusoria, prevedeva che entro 30 giorni il Commissario ad acta proponesse un piano di rientro.

Quella norma è rimasta solo scritta sulla carta. Procedere ad una gestione liquidatoria, con il supporto operativo delle Fiamme Gialle, potrebbe essere ancora oggi una buona idea. Naturalmente sarebbe necessario uno sforzo non indifferente dal punto di vista gestionale, organizzativo e poi eventualmente anche giudiziario. Da quel decreto all'esplosione del Covid in Italia è trascorso quasi un anno. Fin quando il Covid non è diventato anche un problema calabrese è trascorso un anno e mezzo.

Naturalmente, se si dovesse liberare la gestione ordinaria della sanità calabrese da questi vecchi fardelli, occorrerebbe ripartire subito, in modo deciso, con ordine e disponibilità di persone capaci e libere da condizionamenti.

Ma questi non riescono nemmeno a compiere il primo passo, quello della nomina dell'erede di Cotticelli e di chi l'ha preceduto. 

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