marco pannella rita bernardini"I detenuti sanno che io sono uno di loro. Sanno bene che il problema che vivono in realtà riguarda tutti e questo ho capito incontrandoli nei corridoi e nelle celle". Lo ha detto oggi a Taranto il leader dei Radicali, Marco Pannella, intervenuto in carcere insieme al segretario nazionale dei Radicali, Rita Bernardini, ad una cerimonia per il pensionamento del presidente del Tribunale di sorveglianza, Massimo Brandimarte.

Commentando una recente dichiarazione del ministro di Grazia e Giustizia, Andrea Orlando, per il quale le carceri italiane sono "criminogenene", Pannella, nel ringraziare il ministro, afferma: "quando parliamo di carceri parliamo di giustizia. E chi governa - aggiunge Pannella - ha avuto anni per accorgersi di ciò che non funzionava. Noi abbiamo seminato sempre in tale direzione, così come abbiamo seminato in passato per arginare il fenomeno dell''aborto clandestino. Adesso in Italia raccogliamo i frutti di quella battaglia, per le donne, con le donne".

I radicali hanno quindi ricordato a Taranto di aver presentato al Consiglio d'Europa una memoria che documenta come, nonostante la diminuzione della popolazione  detenuta, in 58 istituti ci sia ancora un sovraffollamento che va dal 130 al 200 per cento, ma che si sofferma anche sui cosiddetti "rimedi preventivi e risarcitori" che il nuovo articolo 35 ter dell'ordinamento penitenziario assicura solo ad una minoranza delle decine di migliaia di reclusi che hanno subito trattamenti disumani e degradanti.

Parlando del carcere di Taranto, Rita Bernardini ha poi detto "qui ci sono difficoltà strutturali che bisognerà' affrontare con urgenza. E' troppo tempo che non si fanno investimenti, manca la manutenzione ordinaria, c'è' sovraffollamento nonché un problema penitenziario e sanitario molto grave. Dobbiamo risolvere e non rimandare le decisioni". "Noi lo abbiamo detto più' volte - ha aggiunto Bernardini - non è solo un problema di carceri ma di giustizia. Serve un immediato provvedimento di amnistia e indulto. La giustizia italiana è intasata da 4 milioni e 600 mila procedimenti penali pendenti. Ora ci vuole saggezza. La pena - osserva Bernardini - non deve essere per forza il carcere, ci sono forme riparative alternative, ma occorrono anche comportamenti riformatori e di legalizzazione del sistema conseguenti".

Nell'immininenza della visita, su invito del magistrato Brandimarte che ha deciso di andare in pensione anticipatamente non sopportando più le condizioni delle carceri, Rita Bernardini aveva affermato che "grazie alla collaborazione con il Tribunale di Sorveglianza Direttrice e Comandante sono riusciti a governare per anni e nel migliore dei modi il drammatico stato di sovraffollamento e le carenze strutturali dell'istituto tarantino che ancora persistono nonostante alcuni miglioramenti."

"Mi dispiace che Brandimarte abbia deciso di lasciare anticipatamente il suo lavoro - ha dichiarato Rita Bernardini - ma lo comprendo: non deve essere facile da sopportare un impegno quotidiano portato avanti con grande professionalità e umanità quando si ha a che fare con un sistema, quello dell'organizzazione giudiziaria italiana, in cui la magistratura associata agisce in modo corporativo e autoreferenziale. Di una cosa sono certa: il dottor Brandimarte continuerà a dare il suo esemplare contributo al servizio dei principi costituzionali, troppo spesso ridotti a mera carta straccia dai rappresentanti delle istituzioni che dovrebbero invece incarnarli".

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