Claudio Giardiello, imprenditore lombardo di origini sannite, 57 anni, ha ucciso tre persone all'interno del palazzo di giustizia di Milano dove era sotto processo per bancarotta fraudolenta. Una quarta persona è morta, nella concitazione, probabilmente a causa di un infarto.

Tra le vittime di Giardiello il suo ex avvocato, che aveva rinunciato all'incarico, Lorenzo Alberto Claris Appiani e il giudice fallimentare, Fernando Ciampi,  che avrebbe dovuto testimoniare nel processo, ma che si trovava nella sua stanza in un piano diverso del palazzo dove Giardiello lo ha raggiunto e ucciso. La terza vittima è Giorgio Erba, coimputato nel processo.

L'imprenditore fallito avrebbe anche provato a sparare contro il pm Gaetano Ruta, per fortuna mancandolo.

Una delle aziende di cui era socio Giardiello, l'immobiliare Magenta, era stata dichiarata fallita proprio dal giudice Ciampi. A carico dell'imprenditore risultano numerose ipoteche legali a favore di banche ed Equitalia, tra il 2005 e il 2010, insieme ad un atto di pignoramento immobiliare.

Giardiello, secondo quanto dichiarato da un suo ex avvocato, era una persona distinta ma che si sentiva perseguitata ed aveva pertanto degli strani scatti d'ira, con un atteggiamento quasi paranoide.

L'obiettivo del pluriomicida non era la magistratura. Contrariamente a quanto ha affermato, forse un po' troppo improvvidamente, l'ex pm di "Mani pulite" Gherardo Colombo, che in mattinata aveva dichiarato  <certamente la continua svalutazione dei magistrati contribuisce a creare questo clima>. Le vittime colpite o mancate sono un po' tutte le parti del processo: magistratura giudicante, magistratura requirente, avvocati, testimoni e coimputati.

Quelle di oggi non sono solo vittime di un uomo uscito di senno ma vittime di una crisi economica asfissiante e di un sistema giudiziario, nel suo complesso, che non lascia scampo, dal punto di vista umano e dell'equilibrio psichico, a chiunque, non delinquente per indole, che si ritrovi ad averci a che fare. Per fortuna non tutti reagiscono come Giardiello, ma il vortice in cui si ritrova sia chi è imputato, sia chi è parte lesa, quasi sempre è insopportabile.

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