carceredi Rita Bernardini

Caro ministro Andrea Orlando, proverò a chiarirti che cosa sia la pena "legale" perché ho ascoltato da Radio Radicale la tua conferenza stampa e molte delle affermazioni che hai fatto non mi tornano. Mi spiegherò con un esempio. Lunedì scorso ho visitato insieme a Marco Pannella e ai compagni radicali la Casa di Reclusione di San Gimignano e dò subito atto al dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e, in particolare al Dott. Luigi Pagano, che il tuo ministero continua a consentirci di entrare negli istituti penitenziari per verificare le condizioni di detenzione nonostante nessuno di noi sia più parlamentare.

Fatti i dovuti ringraziamenti, veniamo alle note dolenti.

Partiamo dalle celle: in esse, nate per ospitare una persona, "vivono" due esseri umani, sia nell'alta sicurezza che nella media. Questo vuol dire che nessuno dei detenuti può usufruire di quei famigerati tre metri quadri, sotto la disponibilità dei quali la Corte di Strasburgo ha stabilito che si subiscono "trattamenti disumani e degradanti" in violazione dell'articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Due letti a castello, il tavolo, 2 sgabelli, gli armadietti ed ecco che lo spazio vitale viene meno. 

Il tuo ministero ci ha provato a contestare questi calcoli, ma la Corte di Cassazione pochi giorni fa ha - per l'ennesima volta risposto all’Avvocato dello stato che i tre metri quadri debbono essere calpestatili, cioè al netto degli arredi. E che ne dici, caro ministro, del gabinetto privo di finestra e di aerazione dove è allestita anche la cucina? E dell'acqua gelata che scende dai rubinetti di un colore e di un odore che è meglio non definire? 

Fra i 363 detenuti di San Gimignano, 260 stanno nei reparti dell'alta sicurezza. Ben 52 sono gli ergastolani, nessuno dei quali ha diritto alla cella singola. Come la mettiamo, caro ministro, con l’articolo 22 del codice penale che stabilisce che la pena dell’ergastolo deve essere scontata in uno degli stabilimenti a ciò destinati con l’obbligo del lavoro e con l’isolamento notturno? Lo sai che nella sezione dei detenuti comuni ci sono ergastolani che convivono durante il giorno con persone, anche giovanissime, che sono vicine alla liberazione o che devono scontare solo alcuni anni?

A San Gimignano di lavoro per i detenuti non ce n’è e quel poco che c’è consiste nei lavori interni, poco qualificanti e poco spendibili all’esterno una volta scontata la pena: a turnazione, per non più di due mesi l’anno e per poche ore al giorno un recluso riesce a "guadagnare" dai 16 ai 120 euro al mese. Che rieducazione è possibile nelle condizioni descritte? Se aggiungiamo che il 90 per cento degli ospiti vive a centinaia di chilometri di distanza dal proprio nucleo familiare e che per fare i colloqui le famiglie devono spendere intorno al migliaio di euro ogni volta, chiunque comprenderebbe che le "deportazioni" effettuate dal ministero della Giustizia, oltre ad essere illegali perché contrarie all’Ordinamento Penitenziario, sembrano fatte apposta per rovinare quei legami familiari di solidarietà umana indispensabili per un futuro ritorno alla vita civile. Proseguendo in questa descrizione della quale non è certo responsabile il personale tutto - qualificatissimo - che deve fare i conti con le scarse risorse disponibili e il grande sovraffollamento, ecco altre criticità che incrementano l'illegalità dell'esecuzione della pena. Gli agenti di polizia penitenziaria sono sotto organico di alcune decine di unità mentre gli educatori sono meno della metà di quelli previsti dalla pianta organica. 

Devo spiegare io al ministro cosa significa questo? Significa che le relazioni di sintesi dell’area educativa non vengono chiuse per tempo e che l’accesso ai benefici previsti per i reclusi che hanno un ottimo comportamento, non arrivano mai. 

La sanità all'interno dell’istituto è a dir poco carente, se consideriamo che ci sono persone con gravi patologie che non ricevono le cure minime necessarie. Durante la conferenza stampa, caro ministro Orlando, hai affermato che con la legge sui risarcimenti, lo stato italiano ha "risparmiato" quasi 245 milioni di euro. Il tuo ministero, con quella legge immonda, sta risparmiando sulla "tortura" che ha inflitto e continua ad infliggere alle persone private della libertà e consegnate nelle mani dello stato. Sono stati i magistrati di sorveglianza (neanche loro ascolti?) a scriverti di "incertezze e lacune del testo normativo", di "gravi contrasti giurisprudenziali", di "complessità delle istruttorie", di "assoluta inadeguatezza delle risorse e dei mezzi di cui dispongono gli Uffici di Sorveglianza". Sono stati i magistrati di sorveglianza a dirti che è "facile prevedere che sarà molto esiguo il numero dei casi decisi e risolti secondo gli standard prescritti dalla Giustizia europea in termini di effettività, rapidità ed efficacia dei rimedi accordati". Puoi vantarti di questo? Puoi vantarti del fatto che a San Gimignano nessuno accederà agli sconti di pena che consisterebbero in un giorno ogni 10 giorni di trattamenti inumani e degradanti?

Il dialogo che stiamo portando avanti con il nostro Satyagraha, richiede, caro ministro, che ci sia lealtà. Noi radicali riteniamo che uno stato democratico non possa essere l’artefice dell'esecuzione di una pena illegale costringendo per di più gli uomini e le donne che lo servono a violare la legge e a buttare nei rifiuti principi costituzionali, anche europei, che dovrebbero guidare l’esercizio del potere. Abbiamo letto, evidentemente, in modo dissimile il messaggio solenne del Presidente Napolitano al Parlamento. Più di 14 mesi fa il nostro Presidente aveva parlato di "obblighi" per il nostro stato. Per la precisione, aveva scritto nero su bianco che "di fronte a precisi obblighi di natura costituzionale e all’imperativo - morale e giuridico - di assicurare un civile stato di governo della realtà carceraria, sia giunto il momento di riconsiderare le perplessità relative all'"adozione di atti di clemenza generale".

Noi radicali, con Marco Pannella, a queste parole inequivocabili continuiamo a ispirarci, cercando di farle vivere nella drammatica realtà di ogni giorno. Non siamo nemici, caro ministro Orlando. Potresti raccogliere la mano che ti tendiamo per aiutarti ed essere aiutati a rendere meno incivile questo nostro Paese.

da il Garantista 29dic14

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