In Arabia eseguite 47 condanne a morte. E' guerra tra sunniti e sciiti

Categoria: Esteri
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nimr-al-nimrTra le vittime anche un leader religioso. L'Iran protesta.

La più grande esecuzione di massa per reati legati al terrorismo dal 1980. Quarantasette persone, coinvolte secondo le autorità in una serie di attentati compiuti tra il 2003 e il 2006 e attribuiti ad Al Qaeda, sono state messe a morte in Arabia Saudita. A annunciarlo è stato il ministero dell’Interno di Riad, che in una dichiarazione rilasciata alla tv di Stato ha elencato i nomi delle 47 vittime: per ciascuna di loro ne ha ricordato i crimini commessi.

 

Tra gli uccisi anche il religioso sciita Nimr al-Nimr, che era stato condannato a morte l’anno scorso per sedizione. Arrestato a luglio del 2012, era uno dei leader principali delle proteste sciite nella parte orientale del paese. Insieme all’imam, cui la pena capitale era stata inflitta lo scorso anno, sono stati giustiziati almeno altri tre sciiti, tra cui Ali al-Rubh, che sarebbe stato minorenne al momento del reato per cui poi è stato condannato a morte.

Al Nimr era lo zio di Ali Mohammed Baqir al-Nimr, giovane attivista sciita condannato a morte per reati presumibilmente commessi all’età di 17 anni. Della storia del giovane si sta occupando da tempo Amnesty Interational che ha chiesto l’annullamento della sentenza, indagini sulle presunte torture compiute dal Paese e il rispetto dei diritti umani.

Quella di oggi è la più grande esecuzione di massa per questi reati dal 1980, quando furono giustiziati 63 ribelli jiahdisti, accusati di aver computo l’assalto alla Grande Moschea della Mecca nel 1979, che causò oltre 150 morti. L’Arabia Saudita è tra i paesi che eseguono il più alto numero di sentenze: dal 1985 al 2005 sono state messe a morte oltre 2200 persone. Lo scorso anno le condanne a morte sono state 157, 90 quelle comminate nel 2014.

L’Iran e i leader religiosi sciiti in Medioriente hanno condannato l’esecuzione dell’imam, annunciando ripercussioni nei confronti della casa reale saudita. In un crescendo di tensioni religiose e diplomatiche, Iran, Yemen e Libano sostengono che l’uccisione di Al Nimr porterà con sé un’ondata di rabbia diffusa e manifestazioni di protesta. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Hossein Jaber Ansari, ad esempio, ha accusato Riad di sostenere il terrorismo e di giustiziare chi si oppone ai terroristi. “Il governo saudita sostiene i terroristi e gli estremisti takfiri (termine usato per indicare i sunniti radicali, ndr), mentre giustizia e sopprime le voci critiche all’interno del Paese”, ha detto Jaber Ansari citato dall’agenzia di stampa Irna.

L’esecuzione di al-Nimr, condotta insieme ad altre 46 con l’accusa di terrorismo, è stata definita un “grave errore” dal Consiglio supremo islamico sciita in Libano e una “flagrante violazione dei diritti umani” da parte dei ribelli houthi in Yemen. Citato dall’agenzia di stampa Mehr, l’Ayatollah Ahmad Khatami ha detto di “non avere dubbi che questo sangue puro macchierà il colletto della Casa di Saud. L’esecuzione dello Sheikh Nimr è parte di un disegno criminale da parte di questa famiglia infida. Il mondo islamico denuncerà questo regime infame fino a quando sarà possibile”.

Alla notizia delle esecuzioni è esplosa la rabbia degli sciiti in Bahrein. La polizia ha sparato gas lacrimogeni contro diverse decine di persone che stavano protestando in strada nel villaggio sciita di Abu-Saiba, a ovest della capitale Manama: i manifestanti avevano in mano le immagini del religioso e si sono scontrati con le forze dell’ordine.

 

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