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Nuovo round del vertice europeo per la scelta dei top job in Europa
. Dopo la fumata nera di due giorni fa il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk ha riconvocato i 28.  Due i pacchetti per le nomine per i posti chiave dell'Ue in discussione in questo momento tra i leader del Ppe. In entrambe Christine Lagarde è il candidato alla Banca centrale europea. Lo si apprende da fonti diplomatiche europee. Il primo scenario, quello che sembra avere possibilità di maggiore successo, vede la candidatura del ministro della Difesa tedesco Ursula Von der Leyen alla presidenza della Commissione; il premier belga uscente Charles Michel per il Consiglio; Manfred Weber per la seconda parte del mandato della presidenza del Parlamento europeo; e Christine Lagarde per la Bce.

Termina oggi il quinto viaggio compiuto dalla Terra di Piero in Tanzania. Un bilancio pieno lo faremo quando saremo in Italia. Però qualche considerazione possiamo già produrla. Ventuno anime in giro per questa nazione splendida, complicata, aspra e dolce allo stesso tempo. Dar es Salamm, Morogoro, Dodoma, Iringa, Tosamaganga, Schamaela..

.Il leit motiv principale è sempre lo stesso: i bambini. Tanti, tantissimi, ovunque. Una moltitudine quasi sempre gioiosa anche laddove non ci sarebbe alcun motivo di mostrare gioia.

 "Non siamo pienamente soddisfatti" di come l'Italia sta spendendo i fondi strutturali europei. Così il direttore generale responsabile per le politiche regionali della Commissione europea, Marc Lemaitre, durante la diretta Facebook ANSA realizzata nell'ambito del progetto 'La tua Europa'. 

L'avvertimento arriva su Telegram, intercettato dal sito americano SITE

«Diventiamo finalmente il terzo piede dello sgabello. Siamo il terzo paese dell’Europa e avremo pari dignità di Francia e Germania. Assumiamo un peso che non avevamo mai avuto. E Milano può sostituire Londra». A parlare è Carlo Maria Pinardi, docente di Finanza alla Bocconi, presidente della società di consulenza Analysis SpA e curatore di Our Money, una delle rubriche di Vita Bookazine

Il Congo è teatro di terribili tragedie. Tra omicidi, violenze sessuali su donne e bambini, villaggi distrutti e altre atrocità difficili da immaginare. Eppure ancora possibili nell’epoca moderna. Anche se quasi nessuno ne parla, in 20 anni si contano 6 milioni di morti.

In un’epoca in cui tutto ciò che accade rimbalza attraverso i media in ogni dove, in cui abbiamo l’illusione di essere tutti interconnessi e che sappiamo tutto in tempo reale, vi è in corso un genocidio che sta passando sotto silenzio. Nella Repubblica Democratica del Congo, nel cuore dell’Africa, in soli 20 anni sono morte 6 milioni di persone. Sei milioni, in gran parte donne, bambini e ammalati.

 

Contrariamente alle previsioni che fino a ieri sera davano il '"Remain" vincente, alla fine i britannici hanno scelto di abbandonare la nave europea.

wolfang schaubleCon il referendum Brexit della Gran Bretagna sull'uscita dall'Unione europea è accaduto l'inevitabile. Non si possono però dominare - non governare - i popoli per venti e più anni e poi stupirsi se la storia riemerge come l'Atlantide nonostante fandonie, propaganda e addirittura un omicidio. Basta confrontare l'aplomb della regina Elisabetta con il fu Barroso e il misero Juncker inseguito dai finanzieri per capire ciò che voglio dire.

aldo moro via faniUno degli eventi più rappresentativi della dissoluzione della nostra identità nazionale fu sicuramente il rapimento e l'assassinio del segretario della Dc Aldo Moro, ucciso il 9 maggio 1978. Fu il crimine culmine di una serie di violenze e sopraffazioni iniziate dieci anni prima, in quel Sessantotto che rappresenta l'inizio di un disfacimento dal quale non siamo ancora usciti. 

Il delitto Moro è tornato di attualità due anni or sono, in seguito alla decisione del Parlamento di dare vita ad una commissione d'indagine su quel crimine mai chiarito, ma anche per la riapertura delle indagini ad opera dell'autorità giudiziaria. Infatti, il pubblico ministero del tribunale di Roma Luca Palamara, titolare del fascicolo, si è recato negli Usa proprio nel 2014 per interrogare il funzionario statale americano Steve Pieczenik, oggi settantaduenne, che, durante il sequestro Moro, fu inviato a Roma dal presidente americano Jimmy Carter quale consulente del nostro ministro degli Interni Francesco Cossiga. Non si è saputo che cosa abbia detto Pieczenik a Palamara, e già questo non è un buon segno, in quanto dimostra che non c'è, da parte della stampa — eteroguidata — la volontà di non mollare la preda.

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