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vescovo kaigamaSono centinaia i cadaveri sparpagliati nei boschi della Nigeria in seguito a quello che Amnesty International ha definito come “il più sanguinoso massacro” da parte di Boko Haram. Mike Omeri, portavoce del governo, ha dichiarato che venerdì sono proseguiti gli scontri per riconquistare Baga, la cittadina al confine con il Ciad. Lo scorso 3 gennaio Boko Haram aveva conquistato la base militare per poi entrare nel centro abitato di Baga nella giornata di mercoledì. I media hanno parlato di 2mila vittime, anche se si tratta ancora di calcoli approssimativi. IlSussidiario ne ha parlato con Ignatius Kaigama, arcivescovo di Jos, città nel Nord Est della Nigeria.

Monsignor Kaigama, quanti sono veramente i morti dopo l’ultimo attacco di Boko Haram?

Non abbiamo numeri esatti sulle persone uccise da Boko Haram a Baga. Ma il gruppo terroristico è noto per essere sanguinario.

Perché Boko Haram ha scelto di attaccare proprio Baga?

manifestazioni contro film su maomettoChi ha vissuto in prima persona i cosiddetti Anni di piombo non può che concordare con le seguenti parole, che Souad Sbai usa su ilsussidiario.net per definire la strategia terrorista islamista: “instillare nella mente degli europei e degli occidentali la paura di poter essere colpiti da chiunque, dovunque e nelle maniere più inaspettate. Far penetrare negli angoli più remoti del loro inconscio l'idea che il terrorista può nascondersi in chiunque ci passi accanto, eliminando così ogni segno distintivo del nemico: anche lo stereotipo del terrorista viene meno”.

In quegli anni, si era diffusa la coscienza di poter essere colpiti non per quello che si era fatto o detto, ma solo per essere “altro” da loro, anzi, più la vittima era innocente e più il terrore si diffondeva: se l’atto terroristico colpiva qualcuno oggettivamente coinvolto nella lotta rimaneva ovviamente condannabile, ma in un certo senso spiegabile.

«Diventiamo finalmente il terzo piede dello sgabello. Siamo il terzo paese dell’Europa e avremo pari dignità di Francia e Germania. Assumiamo un peso che non avevamo mai avuto. E Milano può sostituire Londra». A parlare è Carlo Maria Pinardi, docente di Finanza alla Bocconi, presidente della società di consulenza Analysis SpA e curatore di Our Money, una delle rubriche di Vita Bookazine

strage Fiumicino 1985Il terrorismo internazionale. escludendo in questa sede le eventuali regie straniere nella stagione delle stragi e negli anni di piombo, negli ultimi tre decenni ha per fortuna escluso il nostro Paese tra i suoi obiettivi. E ci auguriamo, ovviamente, che tale tendenza non si inverta.

In tutti i casi i bersagli presi di mira non sono mai stati direttamente gli italiani, anche se nel controverso caso del 1973 alcune vittime italiane ci furono.

L'ultima vera e propria azione terroristica sul territorio italiano fu la "strage di Fiumicino'. il 27 dicembre 1985 il gruppo palestinese estremista facente capo ad Abu Nidal, assaltò contemporaneamente l'aeroporto di Roma-Fiumicino e quello di Vienna, uccidendo un totale di 13 persone. Rimasero uccisi anche i 4 terroristi tra gli autori dei due attentati. I feriti furono oltre 100. I due attacchi ebbero luogo con una differenza di pochi minuti l'uno dall'altro alle 9.15 circa.

aldo moro via faniUno degli eventi più rappresentativi della dissoluzione della nostra identità nazionale fu sicuramente il rapimento e l'assassinio del segretario della Dc Aldo Moro, ucciso il 9 maggio 1978. Fu il crimine culmine di una serie di violenze e sopraffazioni iniziate dieci anni prima, in quel Sessantotto che rappresenta l'inizio di un disfacimento dal quale non siamo ancora usciti. 

Il delitto Moro è tornato di attualità due anni or sono, in seguito alla decisione del Parlamento di dare vita ad una commissione d'indagine su quel crimine mai chiarito, ma anche per la riapertura delle indagini ad opera dell'autorità giudiziaria. Infatti, il pubblico ministero del tribunale di Roma Luca Palamara, titolare del fascicolo, si è recato negli Usa proprio nel 2014 per interrogare il funzionario statale americano Steve Pieczenik, oggi settantaduenne, che, durante il sequestro Moro, fu inviato a Roma dal presidente americano Jimmy Carter quale consulente del nostro ministro degli Interni Francesco Cossiga. Non si è saputo che cosa abbia detto Pieczenik a Palamara, e già questo non è un buon segno, in quanto dimostra che non c'è, da parte della stampa — eteroguidata — la volontà di non mollare la preda.

maiduguri attentatoContinua l'ondata di violenza e morte provocata dagli integralisti islamici di Boko Haram.

 

Nella Nigeria nord-orientale è salito ad almeno 19 morti e 18 feriti il bilancio provvisorio di un attentato suicida realizzato con protagonista incolpevole una bambina di 10 anni poco prima delle 13 al mercato di Maiduguri, capitale dello Stato di Borno, roccaforte dei terroristi islamici Boko Haram.

pena di morte"Con almeno 158 esecuzioni nel 2015, l’Arabia Saudita è il primo Paese-Boia del mondo, se si considera il numero degli abitanti”, secondo Nessuno tocchi Caino, che ha commentato l’esecuzione di massa di 47 prigionieri del 2 gennaio come “un fatto senza precedenti nella storia del Regno Saudita di per sé già mortifera e connotata dalla sistematica violazione delle norme di diritto internazionale, a partire dai processi gravemente iniqui, nel corso dei quali agli imputati spesso non è concesso di avere un avvocato e condanne a morte sono comminate a seguito di confessioni ottenute sotto tortura”.

 

Contrariamente alle previsioni che fino a ieri sera davano il '"Remain" vincente, alla fine i britannici hanno scelto di abbandonare la nave europea.

lucia annunziataL'opinione pubblica deve uscire dalle emozioni, dalle rabbie per cercare di capire davvero quale sia la strada migliore per il futuro

Non c'è molto da dire ma va detto. E nel più semplice dei modi: noi donne, noi donne europee, abbiamo bisogno di cominciare una discussione vera su quello che l'immigrazione sta portando nei nostri paesi; sul disagio, e sulle vere e proprie minacce alla nostra incolumità fisica che avvertiamo nelle strade, sui bus, nei quartieri delle nostre città. Una franca discussione su come evitare che la giustissima "accoglienza" di chi ha bisogno diventi la vittoria di Pirro della nostra sicurezza e indipendenza. Mi pare che qualcosa si muova in questo senso fra le donne tedesche. E se è così saremo con loro. 

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