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I tanti limiti delle annunciate agevolazioni per favorire le agevolazioni 

Fino al 31 dicembre del 2014 era in vigore l’art. 8 c. 9 della Legge 407/90 che prevedeva uno sgravio contributivo triennale per le assunzioni, a tempo indeterminato (full time o part time), di lavoratori disoccupati da almeno 24 mesi; lo sgravio era generalizzato e pari al 100% per i neo assunti nell’Italia meridionale e del 50% per gli assunti in altre zone.

Questa agevolazione è stata eliminata dal 1° gennaio 2015 con la Legge di Stabilità 2015 (l. 23 dicembre 2014, n. 190) da molti confusa, per la pressoché contemporanea entrata in vigore, con il cosiddetto Jobs Act. Il Jobs Act è stato infatti normato da due provvedimenti, distinti dalla Legge di Stabilità: il decreto legge 20 marzo 2014, n. 34 (anche noto come "decreto Poletti") e la legge 10 dicembre 2014, n. 183, ed i conseguenti decreti legislativi emanati nel corso del 2015.

Dal 2015, quindi, la portata di quello che poteva ritenersi un flebile “tubo dell’ossigeno” per l’economia e l’occupazione nel Mezzogiorno, è stata profondamente ridotta. In quell’anno, infatti, la decontribuzione è stata indifferenziata per tutto il territorio nazionale, ma con l’applicabilità limitata alle sole assunzioni del 2015; prevedeva inoltre due limiti ulteriori: l’importo massimo per il singolo lavoratore, fissato a 8.060 euro e la non ripetibilità per lo stesso lavoratore, anche dopo ulteriori nuovi 6 mesi di assenza di lavoro a tempo indeterminato.

Per il 2016 la riduzione dei contributi è stata ridotta, per tutto il territorio nazionale, al 40%.

Ieri, 16 novembre 2016, il presidente del Consiglio ha annunciato una nuova misura di decontribuzione totale per chi assume al Sud nel 2017, con uno stanziamento di 730 milioni.

E’ stato però poco dopo chiarito dal sottosegretario Tommaso Nannicini, su Twitter, che "la misura non necessita di norma primaria, per questo non è nella legge di bilancio". 

Il direttore del Centro Studi Adapt, la fondazione no profit fondata da Marco Biagi, Michele Tiraboschi ha svelato che “la misura è decisa in via amministrativa con atto dell'ANPAL (l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro) che userà i fondi strutturali UE.”

“Qualcosa evidentemente non quadra. – ha scritto Tiraboschi su Facebook -  “Se la politica attiva si traduce in un bonus occupazionale dato alle imprese siamo messi male e, comunque, non è decontribuzione in senso tecnico. Resta poi da capire cosa pensi la UE dell'uso dei fondi strutturali per misure di questo tipo.”

La riduzione di oneri sociali annunciata ieri da Renzi sembra, infatti, almeno ad un primo esame, per ciò che si ricava dalle notizie di stampa, rientrare pienamente nel regime di Aiuti di Stato, normato dal Regolamento comunitario n. 651/2014. 

In primo luogo, contrariamente a quanto previsto dalla L. 407/90, sembrerebbe assoggettata ai divieti di cumulabilità degli aiuti di cui all’art. 8 dello stesso regolamento 651.

L’ammontare, le condizioni e la durata degli aiuti, sembrano in parte ricalcare quanto previsto per il 2015. Il ministro Giuliano Poletti ha infatti spiegato che la decontribuzione sarà totale fino a 8.060 euro per 12 mesi per gli imprenditori delle regioni meridionali che, nel 2017, assumeranno a tempo indeterminato o in apprendistato giovani tra i 15 ed i 24 anni, e disoccupati con più di 24 anni privi di impiego da almeno sei mesi.

Solo la lettura dei regolamenti emanati dall’ANPAL potrà chiarire in modo totale la vicenda, ma alcuni punti sembrano fermi:

- Il finanziamento con fondi comunitari, che prevede, tra gli altri, due rischi: quello ridurre ulteriormente le risorse programmabili dalle regioni meridionali, con un ulteriore rafforzamento della politica di accentramento e la possibilità che l’Unione Europea ravvisi qualche contrarietà riguardo alla coerenza dell’utilizzo delle risorse comunitarie.

- L’assoggettabilità totale al regime di aiuti, sia in termini di non cumulabilità (il già citato art. 8) sia per la probabile applicabilità dei limiti fissati dall’art. 32 dello stesso regolamento 651/2014 (es. solo ULA incrementali e revoca nel caso di licenziamento), nonostante l’aiuto concesso non sia pari alla durata massima prevista dalla stessa norma (in particolare i 24 mesi per i lavoratori svantaggiati).

- Un probabile utilizzo non automatico (come era la 407/90) ma solo “a domanda” per come previsto da altre norme annunciate di recente, come la riduzione dei contributi di soli 3.000 euro per gli studenti assunti dopo i percorsi di “alternanza scuola-lavoro”

Il dubbio sembra essere quello di trovarsi di fronte ad un errore, nelle modalità di progettazione dell’intervento, da parte del governo Renzi o in quello di una trovata propagandistica che fa sembrare una novità positiva quella che in realtà è una riduzione progressiva ed altalenante di un sostegno, per quanto debole in una fase di crisi economica, quale era quello degli sgravi per le assunzioni al sud.

 

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