Lo sviluppo dal basso in Sebregondi - Una sintesi per l’oggi

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Una sintesi per l’oggi

Caputo così sintetizza i punti salienti del pensiero di Sebregondi che potrebbe oggi essere riproposto e fatto circolare nelle attività formative, finalizzate alla costruzione di nuove classi dirigenti:

  • arretratezza e sviluppo. Rottura e ricomposizione del rapporto tra Stato e società. L’area depressa si dà in presenza di un sistema sociale bloccato, che non riesce ad approfittare delle opportunità esistenti dentro e fuori di esso. Il processo di sviluppo si ha quando questo collegamento si ristabilisce: lo Stato (sia esso nazionale o sovranazionale) offre la prospettiva e i mezzi dell’emancipazione; il sistema sociale riaccende le sue tensioni al cambiamento e si riorganizza per trovare la strada e vincere la sfida dello sviluppo.
  • la centralità del contesto istituzionale. L’inadeguatezza del sistema istituzionale è alla radice della bassa redditività degli investimenti nelle aree depresse. E finché tale inadeguatezza permane, qualunque intervento pubblico è destinato a fallire. Per modificare il sistema istituzionale bisogna partire da un incontro costruttivo tra Stato e comunità interessate.
  • Centralità e universalità dello sviluppo. L’idea dello sviluppo come prospettiva divenuta realistica di espansione sociale, superamento di un blocco e di una frattura tra dinamiche della società e istituzioni, incontro fra la proiezione delle aspettative sociali e la capacità di garantirle e organizzarle da parte dello Stato è attualissima e riguarda il Ghana come la Cina, l’Italia e gli Stati Uniti, o il Vietnam.
  • Dimensione pedagogica dello sviluppo. Una corretta azione educativa rappresenta l’anello di congiunzione fra il concetto di società e quello di sviluppo. Autoinchiesta, autoeducazione, autosviluppo sono percorsi fattibili che trovano riscontro in un ampio ventaglio di esperienze socio-educative in diverse aree del mondo.
  • Partenariato, assistenza e aiuti. Questa idea può essere addirittura rivoluzionaria se applicata alle attuali politiche di cooperazione allo sviluppo, ponendo al centro della cooperazione la “integrazione di interessi”, la condivisione di nuovi spazi di partenariato che esaltino i commerci, gli scambi istituzionali (compresa la legalità e la sicurezza) e culturali, anziché gli aiuti che – in assenza di solide partnership – ribadiscono la subalternità dei destinatari.
  • L’auto-organizzazione e la democrazia diretta. Sono le società interessate (nazioni, comunità) che devono organizzarsi e interloquire ai diversi livelli con gli Stati promotori di sviluppo, per definire e porre in atto i programmi necessari. A livello sub-nazionale, devono nascere nuovi istituti di democrazia diretta, di natura comunitaria che promuovano e permettano questo incontro e questo dialogo, al riparo dall’invadenza dei partiti. Occorrono movimenti specializzati nell’appoggio al sorgere di queste forme, alla formazione delle leadership comunitarie.
  • Nuovi sistemi di governance. Sperimentare un’adeguata dialettica tra le forme di democrazia diretta e i diversi livelli rappresentativi di governo. Così come l’integrazione tra dimensioni comunitarie sub-nazionali e sovranazionali con apertura verso l’alto e verso il basso dei processi decisionali.

da www.alfonsopascale.it

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