Quo Vado? Tutto il positivo di Checco Zalone

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Categoria: Cultura
Data pubblicazione
Scritto da Sabatino Savaglio

checco zalone QuoVadoUn film contro stereotipi e moralismi.

Quo Vado? Il nuovo film di Checco Zalone è senza dubbio un film divertentissimo, quasi esilarante in certe scene. L’Italia cinematografica con questo film può dire di aver ritrovato un comico di livello assoluto, capace di piacere a tutti, sprovincializzato anche se mantiene le sue caratteristiche ed il suo accento di pugliese e di uomo del sud. Un film che dal punto di vista della comicità potrebbe collocare Zalone nella scia di grandi predecessori come Totò, Alberto Sordi e Massimo Troisi.

 

Un comico popolare che certa critica snob continua a definire, cercando di sminuirlo, come nazional-popolare. Popolare proprio perché è in grado di piacere a tutti e far ridere tutti.

Ma è un film capace di descrivere la realtà, con le sue negatività, le sue ipocrisie, le sue contraddizioni.

Il tema centrale è quello dell’impiegato statale mammone, che vive e santifica le sue comodità, le sue sicurezze. Un’ambizione ancora presente in larghi strati della società meridionale e italiana.

Le contraddizioni Zalone le descrive per bene. La vituperata “Prima Repubblica” che si prende le sue rivincite con la resistenza di Checco ai tentativi di fargli rinunciare al “posto pubblico” sostenuto e consigliato dal vecchio senatore interpretato da Lino Banfi. La vecchia Italia che non sarà quella estremizzata del padre del protagonista, Peppino (Maurizio Micheli) né quella del senatore Binetto (Banfi) ma che nell’intimo è rimpianta da tutti.

C’è l’ironia italica nei confronti della gestione dei centri di accoglienza, dove Zalone dà l’ok al permesso di soggiorno solo per chi sa giocare a calcio, ma anche quella più anarchica, meno ossequiosa alla mentalità di comodo dominante e più critica verso la gestione dei beni sequestrati, dove il pretino antimafia dice candidamente che non sa che farsene dell’immobile confiscato.

C’è lo sfottò antimoralista nei confronti del cacciatore che per il rinnovo del permesso di caccia vuole offrire una quaglia ma si preoccupa che non sia corruzione o concussione.

Emerge poi la critica dell’inconcludenza verso certe riforme esaltate, con la provincia che alla fine diventa “Città metropolitana” ed ognuno ritorna al proprio posto. Come la critica verso certe campagne di stampa che portano il ministro Magno (Ninni Bruschetta) sulle prime pagine dei giornali solo per le indennità percepite da Zalone per il suo trasferimento punitivo al Polo Nord.

Zalone riconosce gli errori ed i difetti degli italiani ma, in fondo, anche il desiderio di cambiare e di apprezzare gli esempi nordeuropei della Norvegia, incarnati nella storia d’amore vissuta con Valeria (Eleonora Giovanardi) ma che non possono essere banalmente copiati o adattati: l’italianità alla fine prevale, nel bene e nel male.

L’apparente caduta buonista del finale del film è in effetti il prevalere di una modalità autonoma di positività contrapposta a quella di modelli morali predefiniti.

 

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