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yara gambirasioAlla sedicesima udienza del processo per l’omicidio di Yara è comparso in aula il fantasma di un’altra donna misteriosa. Una donna che lasciato il suo Dna mitocondriale in un capello incastrato fra il giubbotto della vittima e il terreno sul quale il corpo di Yara era riverso nel campo di Chignolo.

LO STESSO COGNOME DELLA MAESTRA – Questa donna, della quale non si era mai parlato in 5 anni di indagini e in 15 udienze processuali, si chiama Rosita Brena. Ha lo stesso cognome di Silvia Brena, la maestra di ginnastica di Yara che ha lasciato sul polsino del giubbino il suo Dna. Ma in questo momento nessuno, a parte forse la Procura, sa chi sia. Solo una omonimia con la maestra? Una parente? Dove abita? Mistero assoluto.

Nessuno ha voluto parlare su questo colpo di scena esploso in aula durante il controesame di Carlo Previderè, il genetista dell’università di Pavia incaricato dal Pm Letizia Ruggeri di esaminare le formazioni pilifere sul corpo di Yara. “Per adesso basta così”, ha detto con aria sorniona Salvagni, l’avvocato di Bossetti. “Più avanti ne vedremo delle belle”.

IL DNA COINCIDE– Carlo Previderé confrontando quei Dna con quelli ricavati dai capelli trovati su Yara ha scoperto che il profilo genetico di una di quelle donne corrispondeva esattamente al mitocondriale di uno di quei capelli. Questa donna è appunto Rosita Brena. Il suo capello era ancorato al terreno dal corpo di Yara, “Quindi”, ha aggiunto Salvagni, “non è volato in quel punto. C’era già quando Yara è stata aggredita”.

 Come è noto sul corpo e sugli indumenti di Yara furono scoperte circa 200 formazioni pilifere (capelli e peli) umane. 94 di queste avevano il profilo genetico mitocondriale di Yara, 101 non erano analizzabili e 7 avevano un mitocondriale di persone sconosciute. Questo sapevamo fino a oggi. Ma i difensori di Bossetti leggendo le 60 mila pagine del fascicolo hanno scoperto che almeno uno di quei sette capelli ha un nome e un cognome. Ma la Procura a questo nome e cognome ha dedicato, in 60 mila pagine, una sola riga. Quindi non avrebbe fatto alcun accertamento supplementare. O almeno non ce n’è traccia negli atti.

 

 

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