Gli Amanti del Sole

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E' stucchevole la polemica, anche e soprattutto tra alcuni cattolici, riguardo al possibile accordo tra la Cei ed il governo sull'eventuale anticipo di due ore della Messa della notte di Natale.

Il fatto che si tratti di una tradizione e non di un dogma già di per sé dovrebbe bastare ad evitarla. La stessa data del 25 dicembre è simbolica e trae origini forse dal alcune tradizioni pagane e/o ebraiche.

La festività pagana è quella del Sol Invictus, la festa del sole che rinasce, stabilita nell’anno 274 a Roma dall’imperatore Aureliano in onore di Mitra, il dio pagano del Sole vincitore delle tenebre. All’epoca i romani ritenevano il 25 dicembre essere la data del solstizio d’inverno e dunque il momento dell’anno in cui le giornate ricominciavano ad allungarsi. Quindi i cristiani avrebbero cominciato a festeggiare il 25 dicembre come giorno della nascita di Gesù, il “nuovo sole” che illumina il mondo.

Un’altra teoria si rifà al culto ebraico. Hanukkah, la festa delle luci, comincia il 25 di kislev, mese del calendario ebreo che coincide in parte con dicembre. Essa commemora la consacrazione di un nuovo altare nel Tempio di Gerusalemme dopo la libertà conquistata dagli elleni, dunque ha una valenza simbolica importante, per cui potrebbe essere parte del motivo per cui la chiesa scelse proprio quella data.

Del resto, non pare un dramma o un'ingerenza dello Stato se spostare di un paio d’ore una Messa che da più di dieci anni il Papa celebra tra le 21.30 e le 22, in molte parrocchie viene anticipata in orari che variano dalle 21 alle 24.

In Calabria, ed in particolare nella sola città di Cosenza, c'è da secoli la tradizione di festeggiare il Natale alle nove di sera del 24 dicembre, da cui origina il detto popolare "a Gloria ari nove".

Ci sono diverse ipotesi su tale tradizione. La più simpatica è quella di un vescovo ritenuto poco paziente e dormiglione che impose a tutta la diocesi di suonare la Gloria alle 21, così da andare tranquillamente a riposare.

L'altra, risalente intorno al XVI secolo, racconta di un signorotto spagnolo che si invaghì di una giovane cosentina di nome Polidora che lo rifiutò. Lo spagnolo giurò che l'avrebbe avuta prima della mezzanotte di Natale. Polidora si rifugiò dal vescovo di Cosenza che promise che mai avrebbe permesso che qualcuno la prendesse, ma alla fine il vescovo cedete al signorotto spagnolo in cambio di denaro. La sera del 24 permise agli sgherri del signorotto di entrare nel vescovado a prendere Polidora che vedendosi perduta si buttò dalla finestra. Erano le 21 in punto. Da allora i cosentini, per protestare contro il potere degli occupanti e il tradimento della chiesa festeggiano il Natale alle 21 del 24 Dicembre.

L'ultima versione, sicuramente la più mitigata, narra che nei vari conventi e monasteri, alle 21 si concludeva un lungo digiuno e si passava quindi subito dopo al festeggiamento del Natale.

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